Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo il 12 settembre scorso, ha approvato il progetto di riforma del copyright su internet. Il testo, non ancora definitivo, prevede le seguenti novità:

le grandi compagnie web dovranno condividere i ricavi derivanti dai contenuti che pubblicano online con i relativi autori.

La condivisione dei ricavi è uno dei punti più importanti e spinosi della questione.
L’intento della proposta è quello di tutelare i creativi, spesso costretti a lavorare per compensi irrisori.
Secondo la nuova riforma, le piattaforme di condivisione online (Youtube, Facebook, ecc) nonché gli aggregatori di contenuti (Google News e simili) dovranno dividere con gli autori i ricavi derivati dalla visibilità dei loro contenuti.

Cosa si può condividere?
Si potranno ancora condividere gratuitamente link e “parole individuali” a funzione descrittiva. Non si potranno mostrare brani più ampi di testo, compresi gli “snippet” (estratti più o meno lunghi del testo completo). Chi lo farà dovrà remunerare l’autore del contenuto.

Chi è l’autore del contenuto?
Gli autori dei contenuti non sono le case editrici o le testate giornalistiche ma i singoli; le persone (giornalisti, sceneggiatori, musicisti, editori e giornalisti) che fisicamente hanno prodotto il contenuto. Questo dettaglio è fondamentale per impedire che i ricavi finiscano ancora nelle mani delle grandi lobby della comunicazione, tagliando chi il contenuto l’ha prodotto davvero.

Chi sarà soggetto alle nuove regole?
Il cambiamento non tocca Wikipedia e software open source, perché le loro pubblicazioni non sono soggette a scopo di lucro. Il testo esclude esplicitamente anche le piccole e micro imprese del web.

Più diritti di negoziazione
Quando il compenso ricevuto da un autore risulti visibilmente “sproporzionato” rispetto ai benefici che ne derivano ad altri (ampliamento del traffico o della platea), gli autori possono pretendere la remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere.
Gli stessi autori potranno inoltre revocare o imporre la cessazione della esclusività dello sfruttamento della loro opera in caso ritengano di non essere retribuiti in maniera equa.
Il cambiamento non tocca Wikipedia e software open source, perché le loro pubblicazioni non sono soggette a scopo di lucro. Il testo esclude esplicitamente anche le piccole e micro imprese del web.

Articolo 13: controllo sulla pubblicazione
L’articolo prevede che le piattaforme online controllino tutte le pubblicazioni fatte dagli utenti per escludere che contengano contenuti protetti dal diritto d’autore.

Quest’ultimo punto ha sollevato anche il problema relativo alla libertà di pubblicazione.
Qualcuno ci vede una grande limitazione alla libertà personale, il che permetterebbe il controllo dei flussi di informazione da parte delle grandi lobby della comunicazione.

Certo è che ben prima di questa proposta di legge le pubblicazioni venivano selezionate e direzionate dalle grandi testate.
Un esempio? Non riveste un ruolo irrilevante, nel processo di selezione al pubblico dei contenuti, il logaritmo di Google che, per “perseguire la verosimiglianza delle informazioni”, seleziona e mostra solo ciò che ritiene probabile.

Cosa comporta per le aziende?
Il nostro consiglio è quello di affidarsi a produttori di contenuti validi, evitando di acquistarli da chi li vende “un tanto al chilo”.
Come per ogni cosa, un fornitore di fiducia sarà l’unico in grado di garantirvi il rispetto delle regole e un lavoro svolto come si deve.